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La seconda guerra mondiale: una Babele di lingue a cura di Andrea Giannasi
Il Brasile in guerra: la storia della FEB
post pubblicato in diario, il 17 marzo 2010


Nel 1944 giunse in Italia la Forza di spedizione brasiliana. Circa 25.000 soldati sudamericani che il presidente Getulio Vargas decise di impiegare a sostegno degli Stati Uniti. Combatterono in Versilia, in Garfagnana e nelle valli dell'Appennino emiliano. Questa è la storia della FEB raccontata da Andrea Giannasi
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Enrico Tellini: l'eccidio di Gianina (1923)
post pubblicato in diario, il 17 marzo 2010


Da Gianina all'occupazione di Corfù (agosto - settembre 1923)
di Edoardo Cicchinelli
 
Un evento drammatico e inaspettato diede il via, nel 1923, al primo atto di guerra del regime fascista. La commissione tecnica presieduta dal generale italiano Enrico Tellini, incaricata dal Consiglio degli Ambasciatori di tracciare i confini tra Grecia, Albania e Yugoslavia, venne trucidata in territorio greco da ignoti. Per tutta risposta, Mussolini diede ordine alla Regia Marina di cannoneggiare Corfù ed occuparla. Lo storico Andrea Giannasi esamina l’eccidio di Gianina e "l’incidente di Corfù".

 
La fine della Prima Guerra Mondiale aveva lasciato aperte molte questioni irrisolte, generate dal collasso di tre potenze che avevano avuto fino a quel momento un ruolo di rilevanza nel continente e in tutto il bacino del Mediterraneo: l’impero Austroungarico, la Germania e l’impero Ottomano. D’altra parte invece le potenze vincitrici Francia, Gran Bretagna e in misura minore l’Italia avevano aumentato le loro zone d’influenza. I confini dei paesi dell’area balcanica furono uno scenario in cui le diplomazie preminenti tentavano di far valere il loro peso politico, appoggiando ogniuno il proprio più diretto alleato: l’Italia aveva i proprio interessi in Albania, mentre Francia e Gran Bretagna erano tradizionalmente vicine, rispettivamente, a Serbia e Grecia.
 
Nell’ottica di sistemare i confini balcanici fra i tre stati citati la Conferenza degli Ambasciatori (espressione della Società delle Nazioni) incaricò il generale Tellini di tracciare confini chiari e rispettosi delle identità locali. Durante uno dei numerosi sopralluoghi fra Grecia e Albania, cui partecipavano anche rappresentanti dei due paesi, in una zona di brigantaggio atavico, si consumò l’efferato crimine. Tutta la squadra italiana, quattro membri e l’interprete, venne bloccata e uccisa a colpi d’arma da fuoco.
Quanto seguì fu un precipitato di illazioni: i greci accusavano gli albanesi della responsabilità del delitto e viceversa, altri ritennero l’eccidio un incidente di brigantaggio e non una esecuzione di stampo politico, oppure il tentativo dei briganti di far permanere l’area in uno stato di anarchia. L’Italia, dopo il rifiuto della Grecia a considerarsi “responsabile oggettivo” almeno per una culpa in vigilando, ed a pagare un forte indennizzo in denaro, occupò Corfù per circa un mese, fino a che la Grecia non accettò le rivendicazioni italiane.
 
Il libro di Giannasi, dopo uno sguardo a volo d’uccello sul panorama politico ed un ritratto di Tellini, si concentra su due interessanti capitoli: le indagini e le speculazioni politiche. Purtroppo, nonostante l’ampio ventaglio delle possibilità segnalate, si resta nel campo delle ipotesi, ed una piena verità non si avrà mai. Debole la teoria del complotto italiano: Mussolini, che pure bramava di dimostrare vigore e carisma, nel 1923 era agli inizi e l’eventuale scoperta di un atto così spregiudicato poteva risultare esiziale. Suggestiva la teoria secondo cui l’assassinio fu pensato e voluto dall’alleato albanese: del trio delle potenze europee che si stavano occupando dei confini, l’Italia era il membro più debole e quindi difficilmente l’Albania avrebbe potuto strappare una posizione di vantaggio. Non peregrine anche le letture secondo cui l’eccidio non fosse di matrice politica: la zona era effettivamente terra di brigantaggio, e Tellini, che già aveva servito in Albania, poteva essere stato oggetto di qualche tipo di vendetta dei clan locali o un agguato “sbagliato”. Ed infine la strada greca, maturata o in sede locale (il timore di alcuni villaggi greci di essere assegnati all’Albania), o politica per incolpare gli odiati albanesi.
 
Mussolini seppe sfruttare l’occasione: il cannoneggiamento di Corfù (reazione assolutamente spropositata e folle) del 1923 fece il paio con la definitiva annessione di Fiume del 1924, e diede modo al regime di mostrare i muscoli e dare l’impressione di aver aperto un nuovo corso nella politica estera italiana. Probabilmente, aggiungiamo noi, l’effimero incidente di Corfù fu tollerato dalla marina britannica, alleata dei greci e nettamente superiore alle forze italiane, proprio per “narcotizzare” i continui mugugni italiani per la cosiddetta “vittoria mutilata” e la non concessione della Dalmazia dopo la Prima Guerra Mondiale.
 
Andrea Giannasi, giornalista e storico lucchese, ha scritto diversi saggi su contingenti militari dimenticati della Seconda Guerra Mondiale (Brazilian Expeditionary Force, i nippo-americani del Nisei); dirige la rivista letteraria Prospektiva.
 
Andrea Giannasi
L'eccidio Tellini
da Gianina all'occupazione di Corfù (agosto - settembre 1923)
p. 180, €12,00
Collana CostellazioneOrione
Prospettiva Editrice 
I Nisei in guerra: Italia 1944-1945
post pubblicato in diario, il 17 marzo 2010


La storia del continegnete dei nippoamericani (Nisei) durante la seconda guerra mondiale. Combattenti inquadrati nel 100° e 442° reggimenti di fanteria che combatterono a Cassino, Anzio, Roma, Livorno, Pisa, Firenze (in Francia)e poi dal marzo 1945 sulla Linea Gotica.
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